Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa) da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
Alla lettura seguono il riordino e la parafrasi: cioè, la riorganizzazione del testo e la scrittura in prosa, come lo diremmo noi oggi.
O diva, cantami l’ira funesta del Pelide Achille che addusse infiniti lutti agli Achei, travolse molte generose alme d’eroi anzi tempo all’Orco, e abbandonò lor salme orrido pasto di cani e d’augelli (così l’alto consiglio di Giove s’adempìa) da quando primamente aspra contesa disgiunse il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
Facendo il riordino delle parole abbiamo potuto comprendere il significato del testo. Il passaggio successivo è stato la parafrasi che consiste nello scoprire il significato delle parole che non conoscevamo. Infine, abbiamo scritto sopra le parole il loro significato.
Per noi il Proemio è stato come una fionda che ci ha catapultato nel mondo antico di Omero. Inizialmente abbiamo pensato che il senso fosse il riassunto dell’Iliade e alla prima lettura ci siamo un po’ spaventati perché non sapevamo come capire quelle parole e quali significati potessero avere; ma via via che ci addentravamo nel testo ci siamo appassionati e immedesimati in questa storia.
Una parola che ci ha colpito molto è PRODI perché significa valorosi, cioè coloro che in battaglia non si tirano mai indietro e vanno sempre avanti.
Un’altra parola che ci ha colpito è stata CONTESA perché nel caso dell’Iliade vuol dire scontro, battaglia, ma in questa parola possiamo immedesimarci anche noi intendendola come una sfida combattuta lealmente.
Ignazio Agrò e Leonardo Calamonieri