Caro diario, sono qui a raccontare una delle mie nuove avventure…

28/03/2022
Nel corso della prima media c’è una storia che accompagna i passi di tutto l’anno: “Lo hobbit” di John Ronald Reuel Tolkien.

Il protagonista è uno hobbit di nome Bilbo Baggins che affronterà pericolose e nuove avventure insieme ai suoi compagni. Uno di questi è Gandalf, uno stregone anziano ma ancora capace di cavarsela da solo, e 13 nani abbastanza scorbutici per i gusti di Bilbo.

Questo piccolo hobbit discende dalla famiglia Baggins, da cui ha ereditato le sue caratteristiche principali: per esempio nessuno dei suoi parenti ha mai compiuto avventure, in più non amano ricevere visite inaspettate. Ma ha anche un lato Tuc che invece lo spinge a partire con questa bizzarra compagnia.

L’ episodio dell’avventura su cui ci siamo soffermati di più è stato l’incontro con Gollum: una viscida, selvatica e furba creatura, dalla voce stridula e irritante quasi insopportabile. Dopo essere caduto dalle spalle di uno dei nani mentre stavano scappando dagli orchi, Bilbo si ritrova in una caverna buia e paurosa e lì proprio con lui appare Gollum. Il piccolo hobbit era più che agitato... le sue gambe tremavano e voleva uscire da quella caverna il più presto possibile, ma all’improvviso sentì un sibilo e trovò questa strana creatura. Per uscire da lì, Bilbo deve superare una gara di indovinelli, che si concluderà grazie al ritrovamento imprevisto di un anello magico.

Mentre leggevamo ci siamo trovati a indovinare le risposte delle domande di Gollum, ci sembrava di provare la paura, l’incertezza, la suspance che Bilbo sperimenta in quella caverna. In questo ci ha aiutato il lavoro di scrittura che abbiamo portato avanti al termine di ogni capitolo. 

Infatti, per immedesimarci nel percorso di avventura dello hobbit, ci è stato chiesto di provare a scrivere un diario, come se fosse quello di Bilbo in persona che compila durante il viaggio. Ogni volta che leggiamo dei momenti significativi dobbiamo riscrivere l’episodio con gli occhi di Bilbo, in questo modo seguiamo meglio la narrazione e proviamo i pensieri e le emozioni che lui vive in quei capitoli.

Il lavoro quindi è di sintesi e immedesimazione, perché in un diario non scriveremmo tutti i dettagli che ci sono nel romanzo, ma ciò che ci ricordiamo con più particolari e ciò che ci è rimasto più in mente dell’avventura vissuta.

È un modo con cui possiamo esprimere la nostra creatività, realizzando un diario che rispecchi come siamo e quel che più ci colpisce, aggiungendo dei particolari di Bilbo che ritroviamo anche in noi. Una compagna ha addirittura incollato un fazzolettino, che è quello che Bilbo si portava sempre con sé nel corso dell’avventura! Nel corso delle pagine ci rendiamo conto che emergono delle caratteristiche sempre nuove del protagonista, le scopriamo leggendo il libro e anche riscrivendole sui nostri diari.

Giulia Bernaus 

Margherita Mosca

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